L’arrosto di tacchino ripieno è un secondo piatto elegante e gustoso, perfetto per i pranzi della domenica, le cene tra amici o le occasioni speciali. È una preparazione che conquista per la sua semplicità e per la ricchezza dei sapori: la carne di tacchino, morbida e delicata, accoglie un ripieno saporito di prosciutto cotto, provola, pomodori secchi, capperi e acciughe, creando un equilibrio irresistibile tra dolcezza e sapidità. È uno di quei piatti che, una volta portati in tavola, profumano di casa e di convivialità, capace di far colpo anche sugli ospiti più esigenti.
Ho scoperto questa ricetta grazie a un’amica, durante una cena tra famiglie: la fesa di tacchino ripiena era il suo piatto forte, e me ne sono innamorata al primo assaggio. Da allora è diventato un classico della mia cucina, perché riesce sempre a mettere d’accordo tutti. È un piatto che si prepara con ingredienti semplici ma ben bilanciati, dove ogni elemento contribuisce a esaltare il sapore dell’altro. Il tacchino, con la sua carne magra, si presta benissimo ad accogliere farciture ricche e cremose come quella di prosciutto cotto e provola dolce, mentre i pomodori secchi e le acciughe aggiungono quella nota saporita e mediterranea che rende il piatto davvero speciale.
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Storia della fesa di tacchino ripieno
La storia dell’arrosto di tacchino ripieno (o rollè) è un viaggio affascinante che unisce la scoperta del Nuovo Mondo, la grande tradizione dei banchetti rinascimentali europei e l’evoluzione della cucina casalinga italiana del secondo Novecento.
La ricetta che prepari, pur avendo una tecnica di base antica, racchiude un ripieno squisitamente mediterraneo che racconta una storia di contaminazioni culturali ben precise.
1. L’arrivo del tacchino dalle Americhe (Il Cinquecento)
Prima del 1492, in Europa il tacchino non esisteva. Nei banchetti nobiliari medievali e rinascimentali si utilizzavano grandi volatili autoctoni come il pavone, il cigno, l’oca o il cappone.
- Quando i conquistadores spagnoli arrivarono in Messico, scoprirono che gli Aztechi allevavano un grande volatile chiamato guajolote. Gli spagnoli lo importarono in Europa intorno al 1520, ribattezzandolo “gallo d’India”.
- In Italia, la carne di tacchino divenne rapidamente un simbolo di lusso per l’aristocrazia. Nel celebre ricettario del 1570 di Bartolomeo Scappi, cuoco segreto di Papa Pio V, si trovano già le prime istruzioni dettagliate su come cucinare i “tastardi” (i tacchini) e, soprattutto, su come farcirli. All’epoca, i ripieni nobiliari erano ricchi di strutto, carne di maiale macinata, spezie orientali e frutta secca.
2. Dalla tradizione del “Cappone Ripieno” al Tacchino
Nel corso dei secoli, il tacchino ha progressivamente “rubato il posto” al cappone (il gallo castrato) nelle grandi occasioni festive della tradizione italiana, specialmente nel Centro-Nord.
- Il motivo era puramente pratico ed economico: il tacchino offriva una quantità di carne nettamente superiore, adatta a sfamare le grandi famiglie patriarcali durante i pranzi della domenica o di Natale.
- Nacque così l’abitudine di disossare il volatile (o di usarne una singola grande parte, come la fesa) per farcirlo con gli avanzi nobiliari della dispensa, trasformando una carne di per sé magra e potenzialmente asciutta in un capolavoro di morbidezza grazie ai grassi del ripieno.
3. La tecnica del “Rolle” e la cottura in casseruola
La struttura del tuo piatto — una fetta di carne farcita, arrotolata, legata e cotta in casseruola — deriva direttamente dalla scuola gastronomica francese del Settecento e dell’Ottocento, che codificò la tecnica del roulade (arrotolato).
- In Italia, questa tecnica è diventata popolarissima con il nome di rollè o falsomagro (in Sicilia).
- La cottura in casseruola (e non in forno) è un retaggio della cucina casalinga italiana della prima metà del Novecento. Prima del boom economico degli anni ’60, non tutte le case erano dotate di un forno moderno. La cottura “in umido” o “all’attivata” in una casseruola di ghisa o di alluminio pesante, sfumata con il vino bianco e coperta, permetteva di mantenere la carne di tacchino umida, tenera e succosa, sfruttando i succhi rilasciati dal ripieno per creare un fondo di cottura saporito.
4. Il tocco moderno: La “mediterraneizzazione” del ripieno
Se la struttura del rollè è storica, la tua farcitura rappresenta l’evoluzione moderna e “salva-tempo” della cucina italiana del dopoguerra.
- Prosciutto cotto e provola: negli anni ’60 e ’70, con la diffusione dei banchi salumeria nei supermercati, il prosciutto cotto e i formaggi a fette (come la provola dolce) sono diventati gli ingredienti base per rendere cremosi e filanti gli arrosti quotidiani, sostituendo i lunghi e complessi ripieni a base di carne macinata e uova sode della tradizione ottocentesca.
- Pomodori secchi, capperi e acciughe: questo è il vero colpo di genio della cucina mediterranea contemporanea. L’inserimento di questi ingredienti è un chiaro richiamo alla tradizione del Sud Italia (pensa al condimento “alla puttanesca” o alle salse per la carne tipiche della Sicilia e della Puglia). La carne di tacchino è per sua natura molto delicata e neutra; l’aggiunta della spinta sapida (l’umami) data dall’acciuga e dal cappero, bilanciata dalla dolcezza acida del pomodoro secco, serve a contrastare la dolcezza del prosciutto e della provola, elevando un semplice arrosto casalingo a piatto da grande occasione.
Scegliere la carne di tacchino
Per la perfetta riuscita del rollè, la scelta della carne è il momento più importante: visto che l’arrosto non viene cucinato al forno ma cotto in casseruola, hai bisogno di un taglio che mantenga l’umidità e che sia facile da stendere e arrotolare senza strapparsi.
Ecco i criteri fondamentali per scegliere il pezzo migliore dal macellaio o al supermercato:
1. Il taglio giusto: Fesa intera o Sovracoscia?
- La fesa (Scelta classica) — è il petto del tacchino. È un taglio magrissimo, dal sapore molto delicato e visivamente perfetto per l’arrosto perché si presta a essere aperto “a libro”. Se scegli la fesa, chiedi espressamente al macellaio di tagliarti una fetta unica, grande e regolare, ricavata dal cuore del petto, e di spianarla leggermente con il batticarne per renderla uniforme.
- La sovracoscia disossata (L’alternativa gourmet) — se temi che il petto rimanga troppo asciutto, chiedi la sovracoscia disossata e aperta a libro. La carne della coscia del tacchino è leggermente più scura e contiene una percentuale di grasso superiore. In casseruola diventa incredibilmente tenera, succosa e saporita, anche se richiede un pizzico di attenzione in più nella legatura perché è meno regolare della fesa.
2. L’aspetto visivo e la freschezza
Quando guardi la carne nel banco o nella vaschetta, valuta attentamente questi elementi:
- Il colore — la fesa di tacchino fresca deve avere un colore rosa chiarissimo, quasi lucido, uniforme e senza zone grigiastre o giallognole, specialmente sui bordi. Se scegli la sovracoscia, il colore deve essere un rosso rosato spento, non opaco.
- La consistenza — la carne deve apparire soda, compatta e “asciutta” in superficie. Evita i pezzi che si presentano molli, cedevoli o immersi in una quantità eccessiva di liquido sul fondo della vaschetta, segno di una carne che ha perso i suoi succhi naturali.
- L’odore — il tacchino fresco ha un odore neutro, quasi impercettibile. Qualunque nota dolciastra o leggermente acida è indice di una carne non più freschissima.
3. La provenienza e il tipo di allevamento
Il tacchino è una carne bianca che beneficia enormemente della qualità della vita dell’animale.
- Allevamento all’aperto / Biologico — se il budget lo consente, scegli carne proveniente da tacchini allevati a terra o all’aperto (spesso etichettati come “bio” o “rallentata crescita”). Questi animali si muovono di più, sviluppando una fibra muscolare più tonica e ricca di sapore, che tiene molto meglio la cottura prolungata in casseruola senza “sfibrarsi” o diventare acquosa.
- Controllo della filiera — verifica sempre sull’etichetta che la carne sia 100% italiana (nascita, allevamento e macellazione), garanzia di controlli rigidi sui mangimi e sul benessere animale.
Il trucco del macellaio: Quando compri la fesa unica per il rollè, chiedi al macellaio di lasciarti anche la “pelle” esterna del petto, se presente, oppure chiedigli di rivestire il rollè finita la farcitura con una leggera rete di grasso di maiale (la ratta). Questo velo proteggerà il tacchino durante la rosolatura iniziale in casseruola, evitando che la carne magra si asciughi a contatto diretto con il fondo della pentola.
Varianti rotolo tacchino ripieno
L’arrosto di tacchino ripieno cotto in casseruola è un piatto estremamente versatile che si presta a molteplici personalizzazioni, sia per assecondare gusti diversi sia per rispondere a specifiche esigenze o intolleranze alimentari.
Ecco le varianti consigliate per modificare la ricetta base:
- versione per intolleranti al lattosio – sostituisci le fettine di provola dolce con un formaggio a pasta filante delattosato oppure con una provola affumicata naturalmente priva di lattosio grazie a una stagionatura prolungata, mantenendo così la perfetta cremosità del ripieno senza appesantire il piatto
- versione per intolleranti al glutine – sostituisci il pangrattato tradizionale utilizzato per la copertura esterna con del pangrattato senza glutine (a base di riso o mais) oppure con della farina di mais finissima per la polenta, garantendo la sigillatura della carne e una rosolatura croccante in casseruola
- versione vegetariana (rollè di frittata o di seitan) – sostituisci la fesa di tacchino con una grande frittata sottile cotta al forno oppure con un panetto di seitan steso sottilmente, mantenendo la provola e i pomodori secchi ma sostituendo le acciughe con dei paté di olive nere e il prosciutto cotto con delle strisce di zucchine grigliate
- versione vegana (interamente vegetale) – utilizza come base una fesa vegetale a base di legumi o muscolo di grano, farcisci l’interno con un affettato vegetale a base di rapa rossa, formaggio vegano filante a base di riso integrale, pomodori secchi e un trito ricco di capperi e olive taggiasche, eliminando le acciughe e sigillando il tutto con pangrattato di riso
- variante autunnale con funghi e castagne – sostituisci il prosciutto cotto e le acciughe con un letto di funghi trifolati in padella con aglio e prezzemolo, unisci la provola dolce e aggiungi delle castagne bollite sbriciolate grossolanamente, sfumando poi la cottura in casseruola con del vino rosso corposo al posto del bianco
- variante esotica con prugne e pancetta – ometti i pomodori secchi, i capperi e le acciughe, e farcisci la carne stendendo prima delle fette di pancetta tesa affumicata, la provola e una fila centrale di prugne secche denocciolate intere, ottenendo un contrasto agro-dolce intenso che si intensifica durante la sfumatura con il vino
- variante ligure alle erbe e pinoli – sostituisci il prosciutto con del carpaccio di bresaola e inserisci sopra la provola un trito abbondante di basilico fresco, maggiorana, pinoli tostati e i pomodori secchi, ricreando i profumi tipici della riviera che alleggeriscono la carne di tacchino.
Conservare il petto tacchino ripieno
L’arrosto di tacchino ripieno cotto in casseruola si conserva molto bene, e anzi, il riposo al fresco è un passaggio fondamentale che ne migliora la consistenza e rende le fette perfette al momento del taglio.
Ecco i modi migliori per gestirlo nelle varie fasi:
Prima del taglio (appena cotto)
Se hai cucinato l’arrosto per consumarlo il giorno stesso o l’indomani, non tagliarlo mai da caldo.
- Come fare – una volta spento il fuoco, togli il rollè dalla casseruola e lascialo intiepidire su un tagliere pulito. Quando è quasi freddo, avvolgilo ben stretto in un foglio di carta alluminio e riponilo in frigorifero per almeno 2-3 ore.
- Perché farlo – il freddo compatterà il formaggio (la provola) e rassoderà le fibre del tacchino. Quando andrai a rimuovere lo spago o la rete, il rollè non si aprirà e potrai fare delle fette sottili e perfette senza che il ripieno fuoriesca. Il fondo di cottura della casseruola va conservato a parte in un contenitore di vetro.
In frigorifero (fino a 3 giorni)
È il metodo ideale per gestire gli avanzi o per portarsi avanti con la preparazione.
- L’arrosto intero – avvolgilo accuratamente nella pellicola trasparente o nell’alluminio per evitare che la carne si asciughi a contatto con l’aria fredda del frigorifero.
- L’arrosto a fette – se ti sono avanzate delle fette già tagliate, disponile leggermente sovrapposte dentro un contenitore ermetico. Irrorale con un cucchiaio del loro fondo di cottura per mantenerle umide e chiudi il coperchio. Consumalo entro 3 giorni.
Nel congelatore (fino a 2 mesi)
Il tacchino ripieno tollera bene il congelamento, a patto che gli ingredienti usati per il ripieno (come il prosciutto e la provola) non fossero già stati congelati in precedenza.
- Come fare – il consiglio migliore è congelarlo già a fette. Avvolgi ogni singola fetta (o porzioni da 2-3 fette) nella pellicola trasparente e poi inserisci tutto in un sacchetto gelo. Questo ti eviterà di dover scongelare l’intero arrosto se sei da solo.
- Come scongelarlo – trasferisci le fette dal freezer al frigorifero la sera prima di consumarle, lasciandole scongelare lentamente.
Come riscaldarlo senza asciugare il tacchino
Essendo la fesa una carne molto magra, se la riscaldi nel modo sbagliato rischi di trasformarla in una suola di scarpa. Il segreto è usare sempre il suo liquido di cottura.
- In padella (metodo consigliato) – prendi la casseruola dove hai cotto l’arrosto, allunga il fondo di cottura rimasto con un filo d’acqua o un goccio di vino bianco e scalda il liquido. Adagia le fette di tacchino fredde nella padella, copri con il coperchio e lascia scaldare a fuoco bassissimo per 3-4 minuti. Il vapore scalderà la carne e farà sciogliere nuovamente la provola, mantenendo tutto morbidissimo.
- Al microonde – metti le fette su un piatto, bagnale con un cucchiaio di fondo di cottura e copri il piatto con l’apposita campana per microonde. Scalda a media potenza (circa 600W) per 1 minuto o poco più. La campana tratterrà l’umidità evitando che la carne si secchi.
Presentazione arrosto tacchino ripieno
L’arrosto di tacchino ripieno cotto in casseruola ha una bellissima sezione geometrica grazie alla spirale creata dal prosciutto, dal formaggio filante e dai tocchi scuri dei pomodori secchi.
Per valorizzare questo contrasto di colori e rendere il piatto elegante, ecco le soluzioni migliori per portarlo in tavola:
1. Su un vassoio da portata con il fondo di cottura separato
È il modo più classico e formale, perfetto per il pranzo della domenica o una cena elegante con gli ospiti.
- Come fare – scalda le fette di arrosto (seguendo il metodo della padella per non asciugarle) e disponile su un grande vassoio da portata caldo, disponendole leggermente sovrapposte a ventaglio per mostrare la ricchezza del ripieno. Frulla il fondo di cottura rimasto nella casseruola con un minipimer per renderlo liscio e cremoso, e versane solo un filo leggero sopra la carne per lucidarla.
- La salsiera – metti la restante salsa ben calda in una salsiera a parte da portare in tavola. In questo modo gli ospiti potranno aggiungerne a piacimento sul proprio piatto senza che l’arrosto rimanga “annegato” nel vassoio principale.
2. Su un letto di purè o di verdure (il piatto pronto)
Se preferisci servire i piatti già composti direttamente dalla cucina, creando un contrasto di consistenze e colori.
- Come fare – crea una base morbida sul piatto usando due cucchiai di purè di patate classico (o di zucca, se vuoi un tocco di colore) oppure un letto di cime di broccoletti saltate in padella. Adagia sopra la base due o tre fette di arrosto di tacchino ben calde.
- Il tocco finale – nappa la carne con un cucchiaio di fondo di cottura caldo, facendo colare la glassa anche sui bordi del purè. Il calore della carne farà filare leggermente la provola direttamente sul contorno.
3. Sul tagliere di legno (stile rustico e conviviale)
Se la cena è tra amici intimi e l’atmosfera è molto informale e rilassata.
- Come fare – porta in tavola l’arrosto intero (ma senza lo spago o la rete) posizionato direttamente su un grande tagliere di legno robusto. Inizia a tagliare le prime 3 o 4 fette davanti ai commensali usando un coltello ben affilato, lasciando il resto del rollè intero per mantenere il calore.
- La decorazione – circonda la base dell’arrosto con dei rametti di rosmarino fresco, qualche foglia di salvia e delle ciotoline con patate al forno croccanti o funghi trifolati, lasciando che ognuno si serva da solo.
4. Il dettaglio per non sbagliare la presentazione
- Lo spessore della fetta – il tacchino ripieno non va mai tagliato troppo sottile come se fosse un salume, altrimenti il ripieno si staccherà dalla carne. Lo spessore ideale è di circa 1 centimetro o poco più: in questo modo la fetta rimarrà compatta, mostrerà la spirale perfetta e tratterrà tutta la succosità del fondo di cottura.
Bevande da abbinare all’arrotolato di tacchino ripieno
Il tacchino arrotolato ripieno con prosciutto cotto, provola, pomodori secchi, capperi e acciughe ha un profilo di sapori molto ricco: la carne di tacchino è delicata, ma la farcitura unisce la cremosità grassa della provola alla spinta sapida e mediterranea (l’effetto umami) dei pomodori secchi e delle acciughe.
Per questo motivo, le bevande ideali devono avere una buona freschezza per ripulire il palato e una struttura capace di reggere l’intensità del ripieno senza sovrastarlo.
1. Vini rossi medio-leggeri e profumati (l’abbinamento classico)
I rossi ideali per questo arrosto in casseruola sono giovani, freschi, con tannini morbidi (i tannini forti contrastano con la sapidità di acciughe e capperi) e una buona acidità.
- Chianti Classico DOCG o Rosso di Montalcino – vini toscani a base di uve Sangiovese che offrono una bellissima acidità e note di frutti rossi; sono perfetti per sgrassare la provola e bilanciare la componente sapida del piatto.
- Valpolicella Ripasso DOC o Barbera d’Alba – rossi morbidi, caldi e avvolgenti; la loro morbidezza si sposa magnificamente con il prosciutto cotto e la carne di tacchino, mentre la freschezza ripulisce la bocca dal fondo di cottura cremoso.
2. Vini bianchi strutturati e complessi (l’alternativa gourmet)
Chi dice che con la carne ci va solo il rosso? Questo rollè, grazie alla presenza di capperi, pomodori secchi e acciughe, chiama a gran voce un bianco di grande personalità, sapido e affinato magari in legno o sui lieviti.
- Fiano di Avellino o Greco di Tufo – bianchi campani minerali, intensi e strutturati; hanno la spalla acida necessaria per reggere il formaggio fuso e una sapidità marina che si aggancia perfettamente al trito di acciughe e capperi.
- Vermentino di Gallura DOCG Superiore – un bianco caldo, morbido ma con un finale tipicamente ammandorlato e salmastro che pulisce la bocca e valorizza i profumi mediterranei della farcitura.
3. Vini rosati di carattere (il jolly perfetto)
I vini rosati sono spesso il ponte ideale tra la carne bianca del tacchino e un ripieno così deciso e saporito.
- Cerasuolo d’Abruzzo DOC – un rosato intenso, quasi un “piccolo rosso” per colore e struttura, ma con la freschezza tipica di un bianco; ha la forza giusta per accompagnare l’arrosto in casseruola dall’inizio alla fine.
- Rosato del Salento (da uve Negroamaro) – fresco, fruttato e con una leggera nota speziata che si sposa benissimo con la dolcezza del prosciutto cotto e l’intensità della provola.
4. Birre artigianali (per una cena informale)
Se preferisci la birra, punta su stili che abbiano una buona componente maltata per legarsi alla rosolatura della carne e una freschezza tagliente per contrastare il formaggio.
- Birra in stile Saison – birre belghe ad alta fermentazione, fresche, secche e leggermente speziate; l’anidride carbonica e le note agrumate ripuliscono il palato dalla grassezza della provola in modo impeccabile.
- Amber Ale o Bière de Garde – birre ambrate con calde note di malto e caramello che richiamano la crosticina esterna dell’arrosto impanato nel pangrattato e sfumato con il vino bianco.
5. Opzioni analcoliche e rinfrescanti
Per chi non beve alcol, la parola d’ordine è “freschezza agrumata” per contrastare la ricchezza del ripieno senza aggiungere zuccheri che coprirebbero i sapori.
- Tè freddo nero al bergamotto (non zuccherato) – l’astringenza naturale del tè nero pulisce la bocca dai grassi del formaggio, mentre la nota agrumata del bergamotto dialoga perfettamente con i capperi e le acciughe.
- Acqua frizzante con succo di lime e foglie di salvia pestate – una bevanda rinfrescante e aromatica fatta in casa, ottima per ripulire il palato tra una fetta e l’altra.
Contorni da abbinare all’arrosto farcito di tacchino
Ecco i migliori contorni divisi per tipologia, perfetti per esaltare il piatto:
1. I grandi classici (per raccogliere il fondo di cottura)
Questi contorni sono ideali se ami la scarpetta e vuoi sfruttare fino all’ultima goccia la cremina saporita rimasta nella casseruola.
- Purè di patate classico — la sua consistenza morbida, burrosa e neutra è il letto perfetto per adagiare le fette di tacchino. Quando il fondo di cottura caldo e la provola fusa si mescolano al purè, si crea un connubio irresistibile.
- Polenta morbida (anche taragna) — se prepari l’arrosto in una giornata autunnale o invernale. Servita calda e fumante a specchio sul piatto, accoglie le fette di rollè ed esalta la componente rustica del prosciutto e della provola.
2. Le verdure al forno (per un contrasto croccante)
Visto che l’arrosto cuoce lentamente in casseruola mantenendosi umido e morbido, un contorno croccante al forno crea un bilanciamento di consistenze perfetto.
- Patate novelle al forno con rosmarino e aglio — un classico intramontabile. Per renderle speciali e legarle al piatto, puoi pelarle, tagliarle a spicchi e cuocerle ad alta temperatura (200°C) con un filo d’olio finché non fanno una crosticina dorata fuori, rimanendo morbide dentro.
- Zucca e cipolle rosse caramellate al forno — tagliate a cubotti e condite con olio, pepe e un filo di aceto balsamico. La dolcezza naturale della zucca al forno contrasta magnificamente con la punta sapida di capperi e acciughe nascosta nel tacchino.
3. Le verdure verdi saltate (per sgrassare il palato)
Il ripieno di provola e prosciutto è ricco; abbinare una verdura verde con una leggera nota amarognola o piccante serve a ripulire la bocca e alleggerire il secondo.
- Cime di rapa o friarielli saltati in padella — ripassati velocemente con olio, aglio e un pizzico di peperoncino. La nota amarognola tipica di questa verdura si sposa da dio con il carattere mediterraneo dei pomodori secchi.
- Broccoletti o cicoria ripassata — una scelta semplice e salutare. Saltati in padella a fuoco vivo per mantenerli croccanti, danno freschezza al piatto senza coprire il sapore delicato della fesa di tacchino.
- Asparagi alla piastra — se prepari il piatto in primavera. Conditi semplicemente con limone e un filo d’olio a crudo, regalano una nota vegetale fresca che ripulisce il palato.
4. Le insalate fresche (per un pranzo estivo o un picnic)
Se servi l’arrosto tiepido o freddo, magari durante la bella stagione, il contorno deve puntare tutto sulla massima freschezza.
- Insalata di finocchi e arance — tagliati finissimi con la mandolina e conditi con olio extravergine, sale, pepe e qualche oliva nera. L’acidità e la croccantezza dell’arancia contrastano la grassezza del formaggio in modo eccezionale.
- Misticanza con gherigli di noce e mela verde — le fettine di mela verde (tipo Granny Smith) portano nel piatto una nota acida e succosa che azzera la sete data dai capperi e dalle acciughe del ripieno.
Descrizione
La preparazione dell’arrosto di tacchino farcito richiede solo un po’ di attenzione nelle fasi iniziali, ma il risultato ripaga ampiamente. Una volta cotto, (non in forno, ma nella casseruola) il tacchino sprigiona un profumo intenso e un gusto avvolgente, con il ripieno che si fonde perfettamente con la carne e il vino bianco che ne esalta la morbidezza. È ottimo sia servito caldo, tagliato a fette e accompagnato dal suo fondo di cottura, sia tiepido, magari come secondo piatto durante un pranzo in famiglia.
Un consiglio: preparatelo con qualche ora di anticipo e lasciatelo riposare prima di affettarlo, così le fette risulteranno compatte e il ripieno ben distribuito. L’arrosto o petto di tacchino ripieno è una di quelle ricette che sanno unire tradizione, gusto e semplicità, perfetta per portare in tavola un piatto genuino e ricco di sapore.
Ingredienti
Istruzioni
Arrosti di tacchino
-
Rolle di tacchino ricetta
Appiattire la fesa di tacchino col batticarne se occorre. Stendere sulla fetta di tacchino il prosciutto cotto.
Poi stendere le fettine di provola dolce in modo che non siano sovrapposte.
A questo punto mettere sopra al formaggio i pomodori secchi ammorbiditi in acqua calda per 15 minuti; infine distribuire sopra a tutto il trito di capperi e acciughe.
Arrotolare e chiudere con lo spago oppure mettere in rete.
Salare poco e rotolare nel pangrattato, nel frattempo scaldare dell'olio d'oliva in una casseruola; fare rosolare bene il rollè e sfumare col vino bianco. Coprire e cuocere circa un'oretta, anche o un'oretta e mezza - dipende dal peso.
Tagliare la fetta di tacchino ripiena quando si è ben raffreddata.
Valori nutrizionali
Porzioni 6
- Quantità per porzione
- Calorie 418kcal
- % Valore giornaliero*
- Grassi totali 19.4g30%
- Carboidrati totali 4.3g2%
- Fibra alimentare 0.9g4%
- Proteine 55.2g111%
* Le percentuali dei valori giornalieri si basano su una dieta da 2.000 calorie. Il tuo fabbisogno giornaliero potrebbe essere superiore o inferiore a seconda delle tue esigenze caloriche.